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Pubalgia 1/ Un unico termine per condizioni cliniche differenti

12 ott
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 12 ore fa


di William D'Amico*


La pubalgia rappresenta una problematica frequente negli sportivi che praticano discipline caratterizzate da accelerazioni, decelerazioni, cambi di direzione, calci e gesti ripetuti ad alta intensità. Nonostante la sua diffusione, il termine viene spesso utilizzato per descrivere condizioni cliniche differenti, accomunate dalla presenza di dolore nella regione inguinale e pubica. Questa eterogeneità diagnostica costituisce una delle principali difficoltà nella scelta del trattamento. Il dolore inguinale nello sportivo costituisce una condizione clinica complessa, soprattutto negli atleti che praticano discipline caratterizzate da elevata richiesta di forza, velocità e controllo del bacino. Calcio, hockey, rugby, pallamano e atletica comprendono gesti che possono sottoporre le strutture muscolotendinee e osteoarticolari della regione pelvica a carichi elevati e ripetuti. Con il termine pubalgia si indica comunemente un insieme di manifestazioni dolorose.


Il Doha Agreement Meeting ha introdotto una classificazione clinica basata sulla regione prevalentemente coinvolta, distinguendo il dolore correlato agli adduttori, all’ileopsoas, alla regione inguinale, alla regione pubica, all’articolazione dell’anca e ad altre possibili cause. Nel settembre 2026, il consenso formale ESSKA-EHPA-ESMA ha ulteriormente ribadito la necessità di una valutazione sistematica, integrando anamnesi, esame clinico e imaging quando indicato. In questo contesto, il trattamento conservativo non dovrebbe essere considerato una semplice successione di terapie antalgiche, ma un percorso individualizzato finalizzato al recupero della capacità di tollerare i carichi quotidiani e sportivi.


Inquadramento clinico: perché non tutte le pubalgie sono uguali

Una corretta valutazione iniziale costituisce il presupposto per qualsiasi programma riabilitativo. La localizzazione del dolore, la sua modalità di insorgenza, i gesti che lo provocano e la risposta al carico consentono di orientare il ragionamento clinico, senza sostituire una valutazione medica quando necessaria.

Dolore correlato agli adduttori È caratterizzato da dolore nella regione degli adduttori, generalmente riprodotto dalla palpazione della muscolatura e dall’adduzione dell’anca contro resistenza. Può interessare in particolare l’adduttore lungo e la sua inserzione prossimale. È una delle presentazioni più studiate nella letteratura sulla pubalgia e costituisce il principale riferimento per le evidenze relative alla riabilitazione attiva.

Dolore correlato alla regione inguinale Può manifestarsi con dolore localizzato nella regione inguinale, talvolta accentuato da tosse, starnuti, manovre di Valsalva o contrazione della muscolatura addominale. In alcuni casi è associato a una condizione definita inguinal-related groin pain o a un’alterazione della parete inguinale, senza che sia necessariamente presente un’ernia inguinale clinicamente evidente. La diagnosi differenziale con un’ernia vera e propria e con altre patologie della parete addominale richiede competenza medica.

Dolore correlato alla regione pubica Il dolore può essere localizzato in prossimità della sinfisi pubica e delle strutture muscolotendinee adiacenti. Il coinvolgimento dell’osso pubico e delle inserzioni tendinee deve essere valutato nel contesto clinico complessivo, senza dedurre automaticamente una specifica lesione dalla sola presenza di dolore locale.

Dolore correlato all’ileopsoas È frequentemente localizzato nella regione anteriore dell’anca e può essere riprodotto dalla palpazione, dalla flessione dell’anca contro resistenza o dallo stretching dei flessori, secondo la presentazione clinica.

Dolore correlato all’articolazione dell’anca Patologie intra-articolari, come la sindrome da conflitto femoro-acetabolare, possono presentarsi con dolore inguinale e limitazione funzionale. La presenza di dolore durante la flessione, adduzione e rotazione interna dell’anca (test FADIR) può orientare l’approfondimento, ma non costituisce da sola una diagnosi. Le diverse condizioni possono coesistere nello stesso atleta. Di conseguenza, la valutazione deve evitare di attribuire ogni dolore inguinale a un’unica struttura.




Valutazione iniziale e criteri di approfondimento

L’esame clinico dovrebbe comprendere:

Anamnesi: Insorgenza traumatica o graduale, durata dei sintomi, variazioni recenti del carico, precedenti episodi, disciplina praticata e gesti maggiormente provocativi.

Valutazione del dolore: Localizzazione, intensità, andamento durante e dopo l’attività e risposta nelle 24 ore successive al carico.

Esame obiettivo: Palpazione delle strutture pertinenti, mobilità dell’anca, test di forza degli adduttori e dei flessori, valutazione della muscolatura addominale e osservazione del movimento.

Valutazione funzionale: Capacità di camminare, correre, accelerare, frenare, cambiare direzione, saltare e riprodurre il gesto sportivo, secondo la fase del recupero.

Misure di riferimento: Forza muscolare, tolleranza al carico e questionari funzionali appropriati, da ripetere durante il percorso. L’imaging non dovrebbe essere richiesto indiscriminatamente né interpretato isolatamente. Radiografia ed ecografia possono essere appropriate come indagini iniziali in base al sospetto

clinico; la risonanza magnetica può essere indicata nei casi selezionati, quando l’esame clinico suggerisce un interessamento osseo, tendineo o articolare che richiede approfondimento. Dolore intenso e improvviso, incapacità di caricare l’arto, febbre, dolore testicolare acuto, tumefazione inguinale importante, sintomi sistemici o dolore notturno progressivo richiedono una valutazione medica tempestiva. In questi casi non è appropriato iniziare autonomamente un

programma di esercizi.

(1-continua)


*Chinesiologo, dottore in Scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate

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