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Plagiocefalia: le cause, quando preoccuparsi e il ruolo dell’osteopatia

  • 1 giu
  • Tempo di lettura: 4 min

di Lucio Iezzi*


La plagiocefalia è una condizione sempre più frequente nei primi mesi di vita del bambino e rappresenta una delle principali preoccupazioni dei genitori. Nella maggior parte dei casi si tratta di una situazione benigna e reversibile, ma è importante riconoscere quando è il caso di intervenire e quali strumenti possono aiutare davvero.

 

Che cos’è la plagiocefalia?

Il termine plagiocefalia significa letteralmente “testa obliqua” e descrive un’asimmetria del cranio del neonato. La forma più comune è la plagiocefalia funzionale o posizionale, in cui la testa assume una tipica forma a parallelogramma: una zona posteriore appiattita, spesso associata a una prominenza frontale controlaterale e a possibili asimmetrie del viso.

È importante distinguere questa condizione dalla plagiocefalia sinostotica, legata alla chiusura precoce di una o più suture craniche, generalmente presente già alla nascita e che richiede un approccio specialistico, spesso chirurgico.

 

Le cause

Sono multifattoriali e possono iniziare già prima della nascita.

 

Durante la gravidanza

 

L’ambiente uterino è protettivo, ma non sempre perfettamente neutro. Possono instaurarsi tensioni craniche già in utero a causa di:

 

  • spazi ridotti (gravidanze gemellari)

  • ridotta mobilità del bacino o della colonna lombare materna

  • presenza di fibromi uterini

  • impegno precoce della testa nel canale del parto

 

In questi casi, il cranio del bambino può adattarsi a posizioni non ottimali per settimane o addirittura mesi.

 

Durante il parto

 

Il parto rappresenta un momento di forte modellamento:

 

  • travaglio lungo o difficoltoso

  • utilizzo di strumenti (ventosa, forcipe)

  • induzione con ossitocina

  • prematurità

 

Le ossa craniche del neonato, molto mobili, si adattano al passaggio nel canale del parto ripiegandosi come i petali di un bocciolo. Dopo la nascita, meccanismi come pianto, suzione e respirazione aiutano il riequilibrio, ma non sempre sono sufficienti.

 

Dopo la nascita

 

Negli ultimi decenni si è osservato un aumento delle plagiocefalie, anche per via della scorretta gestione del neonato durante le ore nelle quali è sveglio e vigile.

 

Altri fattori

 

  • preferenza a girare la testa sempre da un lato

  • torcicollo

  • poco tempo trascorso in posizione prona (tummy time)


 

Quando preoccuparsi

Ci sono situazioni in cui è importante prestare attenzione. Quando l’asimmetria diventa evidente osservando il bambino frontalmente, oppure quando si notano disallineamenti tra orecchie, occhi o zigomi, è utile approfondire.

Allo stesso modo, se il bambino tende a girare la testa sempre dallo stesso lato o se la forma del cranio non mostra miglioramenti entro i 2/3 mesi, o addirittura tende a peggiorare, è consigliabile una valutazione più specifica. Anche la presenza di difficoltà nello sviluppo motorio può rappresentare un segnale da non sottovalutare.


La plagiocefalia non riguarda solo l'aspetto estetico e può essere associata a una serie di difficoltà funzionali

 

Possibili conseguenze

È importante ricordare che la plagiocefalia non riguarda solo un aspetto estetico. In alcuni casi può associarsi a una serie di difficoltà funzionali che coinvolgono diversi aspetti della crescita del bambino.

 

Ad esempio, non è raro osservare difficoltà nella suzione e nell’allattamento, con una preferenza per un lato piuttosto che l’altro. Possono comparire disturbi digestivi come coliche, reflusso o rigurgiti, così come alterazioni del sonno. Anche lo sviluppo motorio può risultare influenzato: alcuni bambini mostrano maggiore difficoltà nel raggiungere tappe importanti come il rotolamento o il gattonamento.

 

Nel tempo, le asimmetrie possono riflettersi anche a livello del viso, con possibili ripercussioni sulla funzione visiva, uditiva e sull’occlusione dentale.

 

Il ruolo dell’osteopatia

In questo contesto, il trattamento manipolativo osteopatico rappresenta un approccio dolce e non invasivo, particolarmente indicato nella gestione della plagiocefalia funzionale.

 

L’osteopata non si limita a osservare la forma della testa, ma effettua una valutazione globale del bambino, considerando come si muove, come utilizza il proprio corpo e se sono presenti tensioni o posture asimmetriche. L’obiettivo è comprendere l’origine del problema, non solo la sua manifestazione.

 

Attraverso tecniche manuali delicate, il trattamento osteopatico mira a ridurre le tensioni a livello cranico e corporeo

Con le tecniche manuali delicate, il trattamento mira a ridurre le tensioni a livello cranico e corporeo, migliorare la mobilità del collo e favorire un riequilibrio generale. Un aspetto centrale è proprio quello di restituire al bambino una maggiore libertà di movimento: se infatti tende a mantenere sempre la stessa posizione, l’appiattimento del cranio difficilmente potrà migliorare in modo spontaneo. L’efficacia del trattamento osteopatico dipende da diversi fattori, primo fra tutti l’età del bambino. Intervenire precocemente, idealmente entro i primi 6 mesi, permette di sfruttare al meglio la grande plasticità del cranio che si ha nei primi mesi di vita. Anche la gravità dell’asimmetria e la costanza dei genitori nel seguire le indicazioni ricevute giocano un ruolo fondamentale.

 

Nella pratica clinica, l’integrazione tra trattamento osteopatico e modifiche delle abitudini quotidiane porta spesso a risultati molto soddisfacenti. Nelle forme lievi e moderate è possibile osservare un miglioramento significativo, fino alla completa regressione della plagiocefalia.

 

Ecco cosa possono fare i genitori

Il contributo dei genitori è essenziale nel percorso di miglioramento. Le piccole attenzioni quotidiane possono fare una grande differenza.

 

Favorire momenti in posizione prona mentre il bimbo è sveglio, ad esempio durante il cambio o nei momenti di gioco, aiuta il bambino a sviluppare una maggiore varietà di movimenti. È utile anche alternare i lati durante l’allattamento e quando lo si tiene in braccio, così da evitare che si abitui a una sola direzione.

 

Anche l’ambiente può essere organizzato in modo strategico: ad esempio, posizionare la culla o gli stimoli visivi in modo da incoraggiare il bambino a girare la testa dal lato meno utilizzato.

Tuttavia, ciò che fa davvero la differenza è la costanza: sono le piccole azioni ripetute ogni giorno a sostenere e consolidare i cambiamenti avviati con il trattamento.

 

Conclusioni

La plagiocefalia è una condizione frequente ma da non sottovalutare.

Un intervento precoce, un’osservazione attenta e un approccio globale, in cui l’osteopatia può svolgere un ruolo centrale, permettono di accompagnare il bambino verso uno sviluppo armonico.

Accompagnare il bambino fin dai primi mesi significa aiutarlo a trovare il suo equilibrio naturale e a crescere con maggiore libertà e benessere.


*Osteopata


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