Neurodivergenze, le cose da sapere
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di Tatiana Bortolatto*
Parliamo di neurodivergenza, senza la pretesa di essere esaustivi ma provando a rompere degli stereotipi con alcuni spunti. Partiamo da una domanda: cosa non è neurodivergenza?
1. Non è necessariamente ritardo mentale. Molti neurodivergenti hanno quozienti intellettivi nella norma se non al di sopra. Alcune persone possono avere effettivamente ritardo mentale e del linguaggio.
2. Non è genialità. Molte persone neurodivergenti sono brillanti in certi settori/abilità per la loro peculiarità di elaborare le informazioni, di pensare per schemi, di pensare per immagini e di specializzarsi in certi ambiti specifici
3. Non è disinteresse sociale. Incerti casi l’atteggiamento di evitamento/distacco è motivato dalla difficoltà a relazionarsi e adattarsi alle modalità tipiche nonostante ci sia voglia di scambio e appartenenza. In altri casi la distanza sociale è una scelta. L’interazione sociale non è preferita per la sua complessità.
4. Non è mancanza di empatia. La neurodiversità rende difficile l’empatia per vari motivi, difficoltà a guarda negli occhi, difficoltà a assumere la prospettiva altrui, distrazione sensoriale di alcuni contesti sociali ma non vi è una scelta consapevole. Alcuni imparano ad essere empatici con specifici training.
5. Non è distacco dal mondo. Le persone neuro divergenti possono essere talmente assorbiti
dall’immaginazione o da stimoli sensoriali assorbenti che possono sembrare distaccati dal mondo. In realtà sono totalmente presi da qualcosa di interessante o sensorialmente attraente da non badare ad altro oppure sono inondati da stimoli talmente fastidiosi da rendergli impossibile fare altro che provare a gestirli.
6. Non è avere comportamenti bizzarri di sfarfallare le mani e manipolare gli oggetti. Spesso la persona neurodivergente può “perdersi” nelle stereotipie o “stimming”. Sono movimenti ripetitivi afinalistici con le mani il corpo oppure con oggetti. La parola “finalistico” è usata in maniera impropria perché la finalità di questi comportamenti può essere variegata. Questi gesti possono essere usati per calmarsi, per divertirsi, per gestirsi dalle emozioni come la noia e dipendono dalla situazione.
7. Non è aggressività. Può capitare che una persona neuro divergente vada in sovraccarico emotivo e sensoriale questo fa sì che esploda a livello comportamentale e possa avere comportamenti eccessivi fino all’auto aggressività. Questi episodi si chiamano meltdown. Hanno l’unico scopo di scaricare e resettare, per poi tornare a una calma una normalità.
8. Non è una malattia. La neurodiversità è un tipo di organizzazione neurobiologica, una delle possibili modalità di espressione della mente. Una possibilità di variabilità e di ricchezza della espressione umana. Alcune condizioni di neurodivergenza necessitano di più o meno supporto.
9. Non è mancanza di volontà di comunicare. È spesso difficoltà comunicativa ma mai indisponibilità. Alcuni neurodivergenti si avvalgono di strumenti e ausili comunicativi alternativi (immagini o segni). Spesso il disagio personale si abbassa in concomitanza con la creazione e il miglioramento delle capacità comunicative.
10. Non è necessità di un ambiente specifico/speciale. La neurodiversità ha bisogno di una società che accoglie, conosce e rispetta la diversità. L’ambiente può adattarsi a esigenze specifiche nel rispetto di tutto coloro che lo frequentano, tra cui anche soggetti neurodiversi. Per non creare nel neurodiverso l’idea di doversi camuffare e adattare, credendosi sbagliato, si necessita di consapevolezza da entrambe le parti, dalla società e dal soggetto neurodivergente.
*Psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale specializzata nell’intervento bio-psico-sociale con persone autistiche
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