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E' troppo tardi per avere un figlio?

  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Ecco come la Procreazione medicalmente assistita può aiutare

 


di Elisabetta Gabriele*


Viviamo meglio e più a lungo, il mito dell’eterno giovinezza si fa sempre più strada nella nostra società, eppure c’è qualcosa che è rimasto invariato nei secoli: l’orologio biologico della fertilità. La riserva ovarica, termine che si riferisce alla quantità e alla qualità degli ovociti (le cellule uovo) presenti nelle ovaie di una donna, non è sempre uguale a se stessa. Ciò che rappresenta il nostro potenziale riproduttivo subisce, infatti, una diminuzione costante dalla nascita alla menopausa.

Superati i 30 anni comincia a diminuire il patrimonio ovocitario

Superati i 30 anni, una donna conserva circa il 12% del patrimonio ovocitario di cui è stata dotata. Dai 35 anni, la diminuzione quantitativa diventa sempre più veloce e importante, per cui a 40 anni una donna conserva solo il 5% del suo patrimonio ovocitario, motivo per cui la sua possibilità di avere una gravidanza per ogni ciclo scende sotto il 5%. Anche ricorrendo a tecniche di PMA omologa (Procreazione medicalmente assistita utilizzando gameti appartenenti esclusivamente alla coppia), i tassi di successo sopra i 40 anni rimangono molto bassi a causa del declino quantitativo e qualitativo degli ovociti residui. I tassi di successo dei trattamenti di PMA tornano a salire in quella fascia di età utilizzando tecniche di PMA eterologa, ossia di donazione di ovociti da parte di donatrici giovani e sane.

E’ fondamentale che ogni donna sia pienamente consapevole del proprio orologio biologico e del fatto che, superati i 36 anni, dopo sei mesi di tentativi di concepimento fallimentari, sappia che è necessario cominciare a fare accertamenti ed eventuali percorsi terapeutici.


I trattamenti di PMA omologa e PMA eterologa

In Italia è possibile accedere a trattamenti di PMA omologa e di PMA eterologa (con gameti di donatori o donatrici). Per l’omologa, il nostro sistema sanitario copre la spesa dei farmaci fino al compimento del 45esimo anno di età. Dopo i 45 anni, la spesa per i farmaci è a carico della coppia. La legge che da noi regola l’accesso alla PMA è la 40/2004 con le sue successive modifiche. Tale normativa stabilisce che possano accedere alla PMA “coppie maggiorenni di sesso diverso coniugate o conviventi in età potenzialmente fertile, entrambi viventi”.


Quindi, si evince che non è prevista un’età massima anagrafica specificata, si fa riferimento al concetto di età potenzialmente fertile, per cui ogni regione italiana ha stabilito dei limiti di età per l’accesso ai trattamenti in convenzione che varia dai 43 ai 46 anni. Nelle strutture private non esistono limitazioni rigide di accesso, ma ovviamente ogni caso viene studiato singolarmente. Il consiglio è di rivolgersi sempre a professionisti seri e qualificati. Sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità si possono trovare tutti i centri pubblici e privati accreditati.


*Ginecologa esperta in Medicina della riproduzione

 

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