Cheratocono, riconoscerlo precocemente protegge la vista

di Maria Grazia Gizzi*
Il cheratocono è una patologia della cornea che può modificare progressivamente la qualità della vista. Nelle fasi iniziali può essere confuso con un comune astigmatismo, mentre nelle forme più avanzate può determinare una deformazione importante della superficie corneale. La diagnosi precoce è fondamentale. Individuare il problema prima che la cornea subisca alterazioni significative permette di controllarne l’evoluzione e, quando necessario, intervenire per cercare di arrestarne la progressione.
Che cos’è il cheratocono?
Il termine deriva dalle parole greche kératos, cornea, e kônos, cono. In condizioni normali, la cornea presenta una forma regolare e contribuisce a mettere correttamente a fuoco le immagini sulla retina. Nel cheratocono, invece, il tessuto corneale tende progressivamente ad assottigliarsi e a incurvarsi verso l’esterno, assumendo una forma più conica e irregolare. Questa deformazione altera il modo in cui la luce entra nell’occhio e può provocare astigmatismo irregolare, miopia e una progressiva riduzione della qualità visiva. Il cheratocono interessa frequentemente entrambi gli occhi, anche se può presentarsi con gravità ed evoluzione differenti nei due lati.
Da cosa dipende?
Non esiste una causa unica. Il cheratocono è considerato una condizione complessa e multifattoriale, nella quale possono intervenire predisposizione genetica, caratteristiche individuali e fattori ambientali. La familiarità rappresenta un elemento importante: avere un parente affetto da cheratocono può aumentare il rischio, ma non significa che la malattia si manifesterà necessariamente. Tra i fattori associati alla comparsa o alla progressione del problema troviamo:
sfregamento frequente ed energico degli occhi;
allergie oculari e prurito persistente;
uso non correttamente controllato delle lenti a contatto;
microtraumi ripetuti della superficie oculare;
alcune condizioni genetiche o sistemiche;
predisposizione familiare.
Lo sfregamento degli occhi merita particolare attenzione. In presenza di prurito, allergie o fastidio oculare, strofinare ripetutamente gli occhi può sottoporre la cornea a continue sollecitazioni meccaniche. Per questo è importante curare la causa del prurito e interrompere questa abitudine.
Quando può comparire?
Il cheratocono si manifesta più frequentemente durante l’adolescenza o nella prima età adulta, ma può essere diagnosticato anche nei bambini o in età più avanzata. Nei pazienti più giovani può evolvere più rapidamente. Proprio per questo, in presenza di familiarità, astigmatismo in rapido cambiamento o riduzione visiva non spiegata, è opportuno effettuare controlli specialistici accurati.
I sintomi da non sottovalutare
Nelle fasi iniziali il cheratocono può non produrre sintomi evidenti. La persona può semplicemente accorgersi che gli occhiali non funzionano più come prima o che la gradazione cambia frequentemente.
I possibili segnali comprendono:
aumento rapido dell’astigmatismo;
variazione frequente dell’asse dell’astigmatismo;
comparsa o incremento della miopia;
vista sfocata o distorta;
difficoltà nella visione notturna;
aloni intorno alle fonti luminose;
maggiore sensibilità alla luce;
immagini sdoppiate o multiple percepite con un solo occhio;
necessità di cambiare spesso gli occhiali;
riduzione visiva non completamente correggibile con le normali lenti.
Un cambiamento significativo della prescrizione nell’arco di pochi mesi, soprattutto in un giovane, non dovrebbe essere considerato automaticamente un semplice peggioramento della vista.
Come viene diagnosticato?
La diagnosi non si basa su un solo esame. L’oculista raccoglie inizialmente la storia clinica e familiare del paziente, valuta le variazioni della vista e procede con una serie di accertamenti.
Esame della refrazione
Misura il difetto visivo e permette di riconoscere miopia, astigmatismo e variazioni frequenti della correzione. Nel cheratocono la misurazione può diventare progressivamente più difficile e instabile.
Esame con lampada a fessura
Consente di osservare direttamente la cornea. Nelle forme più evolute possono comparire assottigliamento, linee stromali chiamate strie di Vogt, depositi pigmentati alla base del cono, opacità o cicatrici corneali.
Topografia corneale
La topografia crea una mappa della curvatura della superficie corneale. Permette di individuare irregolarità e asimmetrie che possono essere presenti anche quando la deformazione non è ancora visibile con una normale visita.
Tomografia corneale
La tomografia analizza in maniera tridimensionale la cornea, studiandone la superficie anteriore, quella posteriore e la distribuzione dello spessore. Rappresenta uno degli strumenti più importanti per riconoscere le forme iniziali e controllare l’evoluzione della malattia.
Pachimetria
Misura lo spessore della cornea e consente di localizzarne il punto più sottile. Nel cheratocono non conta soltanto lo spessore centrale, ma anche il modo in cui esso è distribuito sull’intera superficie corneale.
Aberrometria
Studia le imperfezioni ottiche dell’occhio. Nel cheratocono possono essere presenti aberrazioni complesse che spiegano perché, in alcuni casi, gli occhiali non riescano a restituire una visione nitida.
Altri accertamenti, come la microscopia confocale, possono essere utilizzati in situazioni selezionate per esaminare più dettagliatamente le strutture microscopiche della cornea.

Non basta una sola misurazione
La diagnosi di cheratocono non significa automaticamente che la malattia stia peggiorando. Per stabilire se vi sia una reale progressione è necessario confrontare nel tempo refrazione, curvatura, morfologia e spessore corneale.
La frequenza dei controlli viene definita dall’oculista in base all’età del paziente, alle caratteristiche della cornea e alla rapidità delle eventuali variazioni. Nei soggetti giovani o nei casi sospetti, il monitoraggio può essere più ravvicinato.
Come si cura il cheratocono?
Il trattamento deve perseguire due obiettivi differenti:
migliorare la qualità della vista;
arrestare o rallentare la progressione della deformazione.
Questi due obiettivi non devono essere confusi. Gli occhiali e le lenti a contatto possono migliorare la visione, ma non fermano necessariamente l’evoluzione della patologia. Il cross-linking, invece, ha principalmente lo scopo di aumentare la stabilità della cornea e contrastarne la progressione. La scelta dipende dall’età, dalla gravità, dalla qualità visiva, dalla tolleranza alle lenti, dallo spessore corneale e soprattutto dalla presenza o meno di progressione documentata.
Occhiali
Nelle forme iniziali, quando l’astigmatismo è ancora sufficientemente regolare, gli occhiali possono offrire una correzione soddisfacente.
Lenti a contatto
Quando la superficie corneale diventa più irregolare, possono essere utilizzate lenti specialistiche: rigide gas-permeabili, ibride, sclerali o realizzate con altre geometrie personalizzate. La lente crea una superficie ottica più regolare e può migliorare significativamente la qualità visiva. Deve però essere scelta e controllata da professionisti esperti. Un’applicazione inadeguata può provocare intolleranza, lesioni della superficie oculare e altre complicazioni.
Cross-linking corneale
Il cross-linking è il principale trattamento utilizzato per contrastare la progressione del cheratocono. La procedura impiega riboflavina, vitamina B2, e luce ultravioletta A per aumentare i legami tra le fibre di collagene e migliorare la stabilità biomeccanica della cornea. Nel protocollo tradizionale viene rimosso lo strato superficiale della cornea, chiamato epitelio, per favorire la penetrazione della riboflavina. Esistono anche protocolli differenti, la cui indicazione deve essere valutata dallo specialista. Il cross-linking non nasce principalmente per eliminare occhiali o lenti a contatto. Il suo obiettivo fondamentale è stabilizzare la cornea e ridurre il rischio di ulteriore deformazione. L’effetto e la sicurezza dipendono da un’attenta selezione del paziente, dall’esecuzione corretta della procedura e dai controlli successivi.
Anelli intrastromali
In casi selezionati possono essere inseriti piccoli segmenti all’interno della cornea. Gli anelli intrastromali possono modificarne la geometria, ridurre alcune irregolarità e migliorare la possibilità di correzione visiva. Non eliminano la causa della malattia e non sostituiscono automaticamente il cross-linking quando esiste una progressione.
Lenti fachiche e procedure combinate
Quando il cheratocono è stabile, in pazienti accuratamente selezionati possono essere valutate lenti intraoculari fachiche o procedure combinate per correggere difetti visivi residui. Si tratta di decisioni personalizzate, da prendere dopo uno studio completo della cornea e dell’intero occhio.
Trapianto di cornea
Il trapianto viene preso in considerazione nelle forme più avanzate, soprattutto quando sono presenti cicatrici corneali importanti, grave riduzione della vista oppure impossibilità di utilizzare le lenti a contatto. A seconda delle strutture coinvolte, può essere effettuato un trapianto lamellare, che sostituisce soltanto gli strati alterati, oppure un trapianto perforante a tutto spessore. Grazie alla diagnosi precoce, al monitoraggio strumentale e al cross-linking, oggi molti pazienti possono essere trattati prima di raggiungere gli stadi che richiedono un trapianto.

La collaborazione tra le diverse figure professionali
La gestione del cheratocono richiede una collaborazione attenta tra oculista e professionisti specializzati nella correzione ottica. L’oculista formula la diagnosi, valuta la progressione e stabilisce le eventuali indicazioni mediche o chirurgiche. L’ottico e l’optometrista, nei rispettivi ambiti di competenza, possono contribuire alla gestione della correzione visiva e delle lenti a contatto. Una comunicazione efficace tra le diverse figure permette di individuare più rapidamente i cambiamenti, migliorare la qualità visiva e indirizzare il paziente allo specialista quando emergono segnali di evoluzione.
Convivere con il cheratocono
Ricevere una diagnosi di cheratocono può generare preoccupazione, soprattutto nei pazienti giovani. È però importante evitare sia di sottovalutare la condizione sia di considerarla inevitabilmente destinata a diventare grave. Oggi disponiamo di strumenti diagnostici capaci di riconoscere alterazioni molto precoci e di trattamenti che, nei casi appropriati, possono contrastarne la progressione. Il percorso corretto comprende:
controlli regolari;
confronto degli esami nel tempo;
correzione visiva personalizzata;
trattamento delle allergie e del prurito oculare;
eliminazione dell’abitudine di strofinare gli occhi;
valutazione tempestiva del cross-linking quando viene documentata una progressione.
La prevenzione delle complicazioni comincia dall’attenzione ai primi segnali. Se la vista cambia frequentemente, l’astigmatismo aumenta rapidamente o gli occhiali non garantiscono più una correzione soddisfacente, è opportuno richiedere una valutazione oculistica completa.