Bruxismo, nuove definizioni e strategie terapeutiche notturne e diurne

di Diego Martinelli*
Il consenso scientifico attuale ha profondamente rivisto il modo in cui comprendiamo e gestiamo il bruxismo. L'aggiornamento principale riguarda il suo inquadramento: il bruxismo non è più considerato una patologia o un disturbo vero e proprio, ma piuttosto un comportamento motorio. Inoltre, dalle definizioni specifiche è stata rimossa la clausola che lo limitava a individui per il resto sani.
Essendo un comportamento motorio, l'obiettivo clinico non è più quello di "curare" o eliminare definitivamente l'attività muscolare, ma piuttosto di gestirne le conseguenze negative (come l'usura dentale, il dolore orofacciale, o i danni ai restauri dentali) attraverso un approccio altamente personalizzato e multidisciplinare.
Le nuove definizioni del comportamento motorio
L'attività bruxista si manifesta secondo due ritmi circadiani distinti, portando alle seguenti definizioni aggiornate:
● Bruxismo (generico): un'attività ripetitiva dei muscoli masticatori caratterizzata dal serramento o digrignamento dei denti e/o dal rinforzo (bracing) o spinta (thrusting) della mandibola.
● Bruxismo nel sonno (Sleep bruxism): un'attività dei muscoli masticatori durante il
sonno, caratterizzata come ritmica (fasica) o non ritmica (tonica). Non è un disturbo del movimento né un disturbo del sonno.
● Bruxismo della veglia (Awake bruxism): un'attività dei muscoli masticatori durante la veglia, caratterizzata da un contatto dentale ripetitivo o prolungato e/o dal rinforzo o spinta della mandibola. Non è un disturbo del movimento.

Terapie per il Bruxismo notturno (Sleep Bruxism)
Le strategie per la gestione del bruxismo durante il sonno mirano a proteggere le strutture orofacciali e si dividono in tre categorie principali:
● Interventi comportamentali e igiene del sonno: si raccomanda di evitare alcol,
caffeina, fumo, eccessivo consumo di zuccheri e schermi luminosi prima di coricarsi. La Terapia cognitivo-comportamentale (CBT) per la gestione dello stress e le tecniche di rilassamento sono molto utili. Il Biofeedback (tramite dispositivi che erogano lievi stimoli elettrici o vibratori per indurre il rilassamento del muscolo) può aiutare a disimparare l'abitudine.
● Terapia con apparecchi orali: l'uso di bite (splint di stabilizzazione) è il trattamento più comune per proteggere i denti dalle forze di serramento, sebbene non riduca l'abitudine a lungo termine. Gli apparecchi ad avanzamento mandibolare o la CPAP non sono usati per il bruxismo isolato, ma sono indicati se questo coesiste con disturbi respiratori (come russamento o apnee notturne).
● Interventi farmacologici: riservati ai casi più gravi a causa dei potenziali effetti
collaterali. L'uso di farmaci sistemici (es. clonazepam, clonidina, gabapentin) offre risultati temporanei. Le iniezioni di Tossina Botulinica (Botox) nei muscoli masticatori riducono drasticamente la forza di contrazione e il dolore per 3-4 mesi, ma non eliminano la frequenza degli episodi e comportano il rischio di atrofia muscolare a lungo termine.
Terapie per il Bruxismo della veglia (Awake Bruxism)
A differenza della variante notturna, la gestione del bruxismo diurno si affida quasi
esclusivamente a strategie comportamentali, finalizzate ad aumentare la consapevolezza del paziente per interrompere l'abitudine:
● Biofeedback ed EMA: è la strategia più studiata. L'uso di dispositivi intrauricolari o
feedback elettromiografici (EMG) fornisce un segnale acustico in tempo reale al paziente quando contrae i muscoli. A questo si affianca l'automonitoraggio tramite app (Ecological Momentary Assessment) e pratiche di mindfulness.
● Terapia di inversione dell'abitudine e promemoria: procedure mirate ad aumentare la consapevolezza corporea, interrompere i movimenti legati all'abitudine attraversoreminder prompts (promemoria) e insegnare una risposta di rilassamento fisico opposta.
● Ascolto guidato di musica: tecnica che può aiutare a modulare e rilassare l'attività del muscolo masticatorio all'interno di un programma multidisciplinare.

Cosa bisogna evitare
Le evidenze scientifiche attuali indicano chiaramente che gli
aggiustamenti occlusali (modifiche ai denti o al morso) non devono essere proposti
come cura per il bruxismo. I fattori legati all'occlusione non giocano alcun ruolo
nell'origine di questo comportamento, che va invece gestito agendo sui fattori scatenanti psicologici e comportamentali. In sintesi, sia per il bruxismo diurno che per quello notturno, la chiave del successo risiede nell'interazione tra diverse figure professionali (dentisti, psicologi, medici del sonno, osteopati e fisioterapisti) per individuare e mitigare i fattori scatenanti specifici di ogni singolo paziente.
*Odontoiatra specializzato in ortognatodonzia